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Apparato respirometrico bench-top

Per applicare in maniera efficace i modelli per gli impianti di trattamento delle acque reflue (con particolare riferimento ai processi biologici), risulta necessario conoscere in maniera dettagliata le caratteristiche del refluo influente e del fango attivo. I test di laboratorio in scala batch si sono dimostrati efficaci per determinare queste caratteristiche, consistenti essenzialmente in concentrazioni, parametri cinetici e coefficienti stechiometrici. La respirometria è uno dei procedimenti più consolidati nella letteratura scientifica per valutare le caratteristiche di una biomassa e consiste essenzialmente nella misurazione del tasso di respirazione del fango attivo in condizioni sperimentali ben definite, nonché nell’applicazione di misure per modellizzare, progettare ed operare un processo a fanghi attivi. I microorganismi ottengono energia per la loro crescita dalla biodegradazione del substrato. In questo processo, detto respirazione, gli elettroni vengono rimossi dal substrato, raggiungono la catena di trasporto degli e- e sono infine catturati da un accettore terminale. Nella biodegradazione aerobica, questo accettore di elettroni terminale è l’ossigeno molecolare: ciò significa che il consumo di ossigeno è direttamente associato sia con la crescita della biomassa che con la rimozione del substrato. La respirometria misura la variazione nel tempo della concentrazione di ossigeno molecolare nelle condizioni sperimentali definite. Un respirometro è uno strumento che misura la velocità di respirazione, e si basa su pochi principi fondamentali, ovvero la fase in cui si misura l’ossigeno (liquida o gassosa) e la dinamica delle fasi (statica o a flusso).

Il reattore è costituito da una serie di contenitori chiusi termostatati (bagno termostatico Julabo TW 12) e con sistema di miscelazione, in cui vengono inserite delle sonde per la misurazione dell’ossigeno disciolto (ossimetri portatili Hach HQ30D), assieme a diffusori d’aria (Blu bios Airblu 2.5). L’iniezione del refluo e della biomassa avviene tramite opportuni sistemi, seguendo dei protocolli predefiniti.

Strumento per l’analisi del Potenziale metano biologico o biochimico (BMP)

Il sistema di test automatico del potenziale metano (AMPTS II della ditta BPC Instruments) consente agli utenti di determinare il vero potenziale biochimico del metano e il profilo di degradazione dinamica di qualsiasi substrato (biomassa). Questo sistema può essere utilizzato per condurre test specifici di attività metanogenica, studi sulla respirazione anaerobica, test di biodegradabilità, saggi di tossicità anaerobica e per determinare il vero potenziale biochimico del metano (BMP) e il profilo di degradazione dinamica di qualsiasi tipo di biomassa. Il sistema è costituito da un’unità di incubazione dei campioni contenente fino a 15 reattori in vetro, collegati a misuratori di portata del gas (celle di flusso munite anche di sensori per temperatura e pressione) e connessi a un sistema di acquisizione dati, che permette l'analisi in tempo reale di un elevato numero di campioni (Flow cell array and DAQ unit). È inoltre presente un’unità di assorbimento dell'anidride carbonica, costituita da una serie di bottiglie di vetro contenenti NaOH 3M e capaci di intrappolare la CO2 prodotta. Il sistema è regolato attraverso un software proprietario che consente anche la gestione on-line in remoto dello strumento.

Sample incubation unit: Sistema termostatato che consente l’analisi in parallelo fino a 15 reazioni eseguite in bottiglie di vetro da 500 mL, garantendo l’agitazione meccanica di ciascun processo.

Flow cell array and DAQ unit: Sistema costituito da celle di flusso munite anche di sensori per temperatura e pressione che attraverso principi di spostamento del liquido e galleggiabilità permettono il monitoraggio di ciascuna delle reazioni in analisi (portata del gas ed altri parametri).

Carbon dioxide absorption unit: unità di assorbimento dell'anidride carbonica, costituita da una serie di bottiglie di vetro (fino a 15) contenenti NaOH 3M e capaci di intrappolare la CO2 prodotta in presenza di un indicatore di pH (timolftaleina, viraggio da blu a soluzione incolore a pH 9.3-10.5).

BPC Instruments Software: Bioprocess Control Software

Reattore bench-top per sonicazione

Lo scopo di questo reattore è il trattamento di reflui liquidi acquosi con ultrasuoni per la loro disinfezione con conseguente diminuzione della carica batterica. La disintegrazione a ultrasuoni, nota anche come omogeneizzazione a ultrasuoni, è un processo che utilizza onde ultrasonore ad alta intensità e bassa frequenza per rompere le pareti cellulari e disgregare le strutture molecolari in un mezzo liquido. Il risultato è un consistente abbattimento del BOD contenuto in questi reflui. L’utilizzo degli ultrasuoni per la disinfezione delle acque risulta una nuova e valida alternativa alle convenzionali tecnologie di trattamento, sia per la semplice applicazione che per l’assenza di formazione di sottoprodotti pericolosi per la salute umana. Questo trattamento porta anche alla eliminazione di alcuni composti tossici ma non si assisteste sempre ad un efficiente abbattimento degli inquinanti: svolge unicamente un’attività meccanica che però rende una parte del materiale organico presente all’interno del sistema più facilmente ossidabile con altri metodi accoppiati (batteri, ozono, ecc).

Il reattore è costituito da un generatore di ultrasuoni UIP250 (Dr. Hielscher) capace di creare delle oscillazioni meccaniche longitudinali con una frequenza di 24 kHz attraverso una stimolazione elettrica, connesso con un trasduttore integrato in una struttura di allumino ed infine al sonotrodo, collegato al trasduttore tramite un bullone filettato in titanio, che trasmette gli ultrasuoni al liquido che viene trattato in un reattore a cella di flusso (flow-vessel; modalità flusso) per ottenere una maggiore coerenza di elaborazione. Le oscillazioni ultrasoniche sul sonotrodo (20.000/sec) con un'ampiezza meccanica fino a 250 µm generano cavitazione nel mezzo. Le pressioni e le temperature elevate temporanee generate durante questo processo possono innescare reazioni vantaggiose per l'applicazione prevista.

Reattore per il processo ossidativo Fenton

Il processo FENTON è un trattamento di Ossidazione Chimica Avanzata (AOP) basato sull’utilizzo di un reattivo costituito da perossido di idrogeno (H2O2) e sali di ferro (FeSO4) in ambiente acido, che trova applicazione da diversi anni nel trattamento degli scarichi industriali con un’elevata (o molto elevata) concentrazione di COD, tensioattivi e contenenti una varietà di componenti tossici come ad esempio benzene, toluene, PCD, ecc. L’ossidazione con solo H2O2 si dimostra però non efficace per elevate concentrazioni di alcuni tipi di contaminanti organici refrattari, come i composti aromatici altamente clorurati e i composti inorganici (cianuri ad esempio), a causa delle basse velocità di reazione che si riscontrano con concentrazioni di H2O2 ragionevoli per la sopravvivenza delle specie microbiche. Per far fronte a queste problematiche sono state sviluppate una serie di tecniche (v. catalizzatori) volte ad attivare il perossido d’idrogeno favorendo la sua decomposizione in radicali idrossilici (OH.), che sono gli agenti con capacità ossidativa più alta dopo il fluoro. Il reattore utilizzato per questo processo in laboratorio è costituito essenzialmente da una STEM Omni Reaction Station OS6100 (Electrothermal) che consente di effettuare fino a 6 reazioni in parallelo in contenitori da 50-100 mL.

Reattore bench-top ad ozono

Lo scopo di questo reattore è il trattamento di reflui liquidi acquosi con ozono per sfruttarne l’azione ossidante per la disinfezione (eliminazione di coliformi, E.coli, Salmonella spp., Enterococcus spp.), l’abbattimento sostanze organiche pericolose (tensioattivi anionici, formaldeide, ecc), mantenendo inalterato il contenuto di nutrienti (composti di fosforo e azoto). Il risultato è un consistente abbattimento del BOD e COD contenuto in questi reflui. Il reattore è costituito da un cilindro in materiale plastico trasparente con diametro di circa 10 cm e di altezza di circa 50 cm, contenente l’acqua trattata con ozono. L’impianto è dotato di un diffusore cilindrico sul fondo, di una valvola e di un sistema per il campionamento del gas e acqua dislocato in testa. L’ozonatore o generatore di ozono è un sistema C-Lasky model C-L010-DT (Advanced Ozone Products (aozp), UK) in grado di fornire ozono ad un flusso e pressione definita, dotato di dispositivi di controllo della pressione, del flusso e della percentuale di ozono fornita. Il sistema è anche fornito di un di un cilindro gorgogliatore contenente una soluzione di ioduro di potassio (KI) per il gas in uscita che viene così depurato dall’ozono presente.

Impianti pilota trattamenti acque e fanghi

Uno dei più importanti strumenti per il sostegno alla ricerca e allo sviluppo sperimentale tecnologico, relativi alle tematiche del Ciclo idrico Integrato (CII) del Gruppo è la “Piattaforma tecnologica Ciclo Idrico Integrato FVG”.  Si tratta di una serie di installazioni sul campo per l’acquisizione e la sperimentazione di nuove conoscenze e processi delle tematiche del CII. Tale Piattaforma ha dato vita ad una continua attività di Ricerca e sviluppo (R&S) in collaborazione con alcuni gestori del Servizio Idrico Integrato della regione FVG e il Gruppo. Tra questi vanno menzionati:

  • Sistema pilota quali-quantitativo di fognatura a S. Pietro al Natisone (Acquedotto Poiana Spa)
  • Sistema pilota quali-quantitativo di fognatura-impianto a Caneva (PN) (CAFC Spa/Hydrogea Spa)
  • Qualitative and quantitative pilot sewerage system in Caneva (PN) (CAFC Spa/Hydrogea Spa)
  • Impianto pilota co-digestione fanghi-FORSU a Udine (CAFC Spa/Hydrogea Spa)
  • Pilot plant for co-digestion of sludge and OFMSW in Udine (CAFC Spa/Hydrogea Spa)

Localizzati a Tolmezzo (UD), Udine, Cividale del Friuli (UD), S. Pietro al Natisone (UD), Caneva (PN).